| sig.na Follia's profilesig.na FOLLIA's brainPhotosBlogLists | Help |
sono giovane cara unica lettrice di questo blog: buongiorno. ormai avrai intuito che questo spazio sta per essere abbandonato... se vorrai ancora leggermi (magari!) dovrai rivolgerti al mio spazio r8. appoggio qui solo un pensiero, che non posso appoggiare nello spazio r8 perchè sta avvenendo una gara fra i miei articoli e devo lasciarli fare (vai a votare!!). l'altro giorno sono stata spedita ad intervistare un vecchio signore nato nel 1914. 95 anni e due occhietti lucidi che sanno ancora sorridere, amareggiarsi e... incazzarsi di brutto. è un signore dalla storia controversa. piuttosto odiato, da quel che mi è parso di capire. ma eviterei di raccontare l'incontro, difficoltoso peraltro... molto difficoltoso dal momento che non riesce più a scandire le parole. vorrei solo fissare qui un'impressione. al cospetto di quest'uomo di 95 anni... mi sono sentita immensamente piccola, leggera, fragile. nel camino cuoceva un tronco d'albero intero. non so come sia possibile far bruciare un pezzo di legno così enorme. ma non bruciava... piuttosto si consumava da dentro, trasformando in braci le sue fibre, senza esprimersi in fiamme. qualcosa di mai visto. di romantico. di commuovente. di forte e robusto. come quel vecchio. sembra robusto nella sua pelle dura, nelle nervature grandi delle sue mani tremanti e ferme. forte, vecchio. non saggio, forse. ma grande aldilà della presenza minuta, appoggiata sulla sedia a rotelle. quando, alla fine dell'intervista, mi ha chiesto l'età, mi sono stupita io stessa dei pochi anni che porto. l'ho detto: V E N T U N O, passando la lingua su ogni lettera. era come se lo sapessi per la prima volta, che avevo ventuno anni. mi son sembrati ricoli. sono uscita dalla sua catapecchia robusta, di campagna. l'aria è entrata fra le lettere dei mie V E N T U N O anni, ed ho respirato. mi è parso di respirare per la prima volta. sono un po' nata. e per tutta la giornata ho volato. giovane. ridicola eccetera eccetera. io sono giovane. e chi se ne ricordava più... ma dov'è la pace?!![]() Toro (20 aprile - 20 maggio) "Caro Rob, non è che stai nascondendo ai Tori
delle verità dolorose? Mi sembra che tu sia troppo diplomatico con noi.
E credo che tu non ci stia dando delle informazioni che ci servono
disperatamente. Per favore, dicci di che problema si tratta, così
potremo affrontarlo e superarlo".–Toro Semielegante in un negozio di porcellane natale in barca tè verde tè verde tè verde. dopo il pranzo di natale serve tè verde. dio santo quanti dolci. devo ripulirmi o divento diabetica. anche oggi ho pensato che le conversazioni fra parenti che sento fare tra le mie mura domestiche sono diverse. non sono caratterizzate d'affettuosità, come nello stereotipo classico. non sono caratterizzate dai discorsi senza fine sul calcio o sulla politica, come nell'altro stereotipo classico. sono caratterizzate da modelli culturali che, nonostante il passare degli anni, le migrazioni consolidate, la convivenza forzata, continuano a sbattere fra loro, come due barche ormeggiate vicine. senza distruggersi ma creando quel ripetitivo "sbat sbat sbat", che può essere ascoltato come musica, o sentito come rumore, a seconda della disposizione d'animo. depression mode posso concedermi un attimo di depressione durante la vigilia? o è un peccato capitale? stavolta scrivoho ancora la tremarella addosso. è come se la scossa tellurica si fosse propagata in me e dovesse ancora scaricarsi del tutto. erano due. le seconde due. è successo anche oggi pomeriggio, verso le 16.30. la conclusione di una giornata sbagliata. con: fallimento della sveglia, febbre, stampante che non funziona e conseguente viaggio fino alla redazione, a modena. con la febbre che mi faceva sentire drogata di sostanze da evitare assolutamente. cammino, nel freddo, fino alla biblioteca, per ottimizzare i tempi concentrandomi in un paio d'ore di studio. dovrei trovare il mio ragazzo, caldo e accogliente, mentre lavora alla sua tesi di laurea. non c'è. male... m'arrendo alla cattiveria di questa giornata. mi siedo. terremoto. -ci è stato intimato di farvi uscire tutti e chiudere la struttura almeno fino a domani-, annuncia una bibliotecaria. incasso il colpo pensando che chiunque stia scrivendo la storia della mia giornata si diverte un bel po'. e che questo è perfetto come finale. insistendo con altre calamità esaspererebbe la scena. quindi, se non altro, il peggio è passato, Linda. comunque sono trascorse una decina di ore. ed ecco altre due scosse. saranno sempre circa di grado 5 della scala richter, a giudicare da come si sono mosse le ruotine della sedia. da come ha sobbalzato la scrivania. e dal modo in cui, per un solo secondo, mi è mancato il mondo da sotto le pantofole profumate al cocco. ecco. se vogliamo andare a caccia di simboli della nostra epoca, e ci piace sorridere in modo amaro, per farci i fighi, eccolo: non avere il pavimento sotto i piedi, precipitare, ma... con un caldo paio di pantofole profumate al cocco. è il momento di sorridere amaramente e... riconoscere che le mie paure si moltiplicano. passa il tempo e passano le minime sicurezze. mi aggrappo a quelle di salvataggio: la famiglia, l'amore. non funziona. la paura di perderle mi avvilisce e mi svela nuove paure terribili. no, non sto passando quel benedetto momento che giunge prima o poi nella vita di tutti e ci svela che il cosmo va ben oltre l'appartamentino con dentro la mamma, il papà e la bambola che piange per davvero. non sto vivendo l'età critica della separazione del proprio io dal nucleo famigliare, dell'amore/terrore della libertà. insomma, non è una cazzo di crisi adolescenziale!! lo so. perchè è diverso. e questa scossa me l'ha detto, stasera. è arrivata ad esasperare un'inquietudine diffusa che mi tormentava in questi giorni, fino a farmi ammettere: io ho paura. mi sento l'eroe stanco di un videogioco d'avventura. ci sono trabocchetti e predatori dappertutto. sto sempre allerta e sono sfinito. sballo natale per tori![]() Toro (20 aprile - 20 maggio) È arrivato Sballo Natale, Toro! Se dovessi farti un regalo, ti comprerei un biglietto per andare a trovare il tuo amico immaginario, l'alleato invisibile che ultimamente hai trascurato, il dolce e fiero compagno che vive al confine tra la luce e il buio. Mi riferisco all'"altro te", quello che aspetta pazientemente, al limite tra la veglia e il sogno, che tu accetti senza riserve il vostro rapporto. Non ti preoccupare, il tuo amico immaginario non è esigente né possessivo: vuole solo che ogni tanto ti ricordi del vostro rapporto. In questo modo ti sentirai meno solo. UNA FRASE COSÌ PICCOLAODIO, ODIO, ODIO LE PERSONE CHE PROVOCANO PER PROVOCARE. LE ODIO ANCHE QUANDO LE AMO. E DICO A TE, CHE NON CAPIRAI, CHE MI STO RIVOLGENDO A TE. PERCHÈ SU QUESTO E QUALSIASI ALTRO BLOG NON L'HO MAI FATTO. MI RIVOLGO A TE. CHE CONTINUI A FAR FINTA DI NON CAPIRE QUANTA PRESA LE TUE PAROLE ABBIANO SULLE MIE SCELTE. OGNI VOLTA CHE IDEALMENTE TI ABBANDONO, PER CAMMINARE DA SOLA, OGNI VOLTA... TORNI COME UNA VOCE RASSICURANTE DELLA MIA COSCIENZA. DICI LA COSA GIUSTA. MI CONVINCI A NON MOLLARE ED È COSÌ CHE MI FAI CREDERE DI NON POTER FARE A MENO DI TE. MI INDEBOLISCI MENTRE MI FORTIFICHI. MI RICONQUISTI, E QUANDO SONO TROPPO SICURA RICOMINCI A PROVOCARE. SONO MOTIFICATA DI NUOVO. È STATA SOLO UNA FRASE A UCCIDERMI IERI SERA. UNA FRASE COSÌ PICCOLA CHE È ENTRATA DALL'ORECCHIO VI HA FATTO IL NIDO È LÌ, CHE SI RIPETE E SI RIPETERÀ PER TUTTO IL GIORNO. TI ODIO PER QUESTO POTERE. ODIO ME STESSA MI ODIO PERCHÈ TI DO CREDITO SEMPRE, COME UNA BAMBINA COL PAPÀ. NON POSSO ESSERE UNA DONNA FINCHÈ TI AMO COSÌ. tecnica credevo d'aver disperso la nebbia su questo punto. invece ritorna, inesauribile, la domanda che mi rende incapace di organizzare le mie giornate: cosa voglio fare da grande? questa mattina studierò etnografia, finché probabilmente non mi arriverà una chiamata dal giornale. allora scriverò un articolo, due... per mantenere la mia media mensile di una dozzina di articoli e guadagnare uno scandaloso cinquantino. poi preparerò la borsa e andrò in palestra per lavorare ad una coreografia da incastonare nella mostra di pittura, scultura e poesia che inaugurerò con amici alla fine di novembre. tornata a casa farò il punto della situazione su andamento e obiettivi del forum sulla cultura del pd di formigine. ecco, bene o male questa giornata riesco ad organizzarla, non andando a lezione. se andassi a lezione tutto salterebbe. eppure è quando sono là, fra le mura pesanti dei miei dipartimenti di riferimento che sto bene. sono al terzo anno e non ho ancora vissuto la vita universitaria. a questo punto credo che non succederà mai... probabilmente questo desiderio represso mi porterà a scegliere la carriera accademica? l'adrenalina di certe conferenze stampa in cui devi studiare la preda, inseguirla, bloccarla, per riuscire a guadagnarti un'intervista. riuscirei a rinunciarci? lavorare con ginnaste che vedi crescere, non solo professionalmente, sotto i tuoi insegnamenti; la completezza di uno sport in continua evoluzione come la ginnastica ritmica; i continui illuminanti corsi di formazione. sento che potrei sentirmi realizzata se il mio mestiere, infine, fosse questo. avrei anche tempo per la famiglia. e dedicarmi corpo e anima alle mie pitture? se avessi modo di raffinare la tecnica... RIBADISCO nessuno è così solo da aver bisogno del tuo affetto, scema! credevi che qualcuno ti desiderasse!? magari soffrisse? per fortuna no. non ti soffre e non desidera te. desidera una donna. ora, lenta, scendi dal palcoscenico delle tue fantasie, dedicati ad amare, piuttosto, che convincere qualcuno ad amarti. lascia in pace la gente. smettila di ammansire sentimenti che devi ancora esplorare. le persone non sono cagnolini che aspettano il tuo ritorno. scema. come ti permetti di pretendere affetto? ribadisco a me stessa qualcosa che credevo di aver imparato. pare invece di no. la serata di ieri mi ha ribadito, a voce più alta, quasi urlando per farmi intendere, un grande insegnamento che non assimilo. e non assimilandolo continuo a farmi male, a sbattere contro il mio riflesso. sono ridicola. per fortuna lo sai solo tu, lucio, che sogghigni entrando nel vialetto di casa e mi lasci lì, fredda. tonsillite terapeutica esco (?) oggi da due settimane di pensieri suicidi. si può
essere salvati da una frase scritta sull'oroscopo di internazionale?! o
forse è solo il sole che mi fa bene. questa tonsillite forse è capitata
al momento giusto costringendomi a sbattere più volte la testa
contro un morbo che mi stava divorando da dentro. sono futilmente ammalata di vita. e odio tutto questo. perché sto troppo bene per potermi permettere un egoismo così grande: pensare di non riuscire a sostenere il peso di esserci. paurequesti sbalzi di umore continui mi diseredano da una passione per la vita che dovrebbe riempire i miei 21 anni. mi trascino per le giornate, a volte. facendo tante cose, che poi però dimentico subito d'aver fatto. gli entusiasmi ci sono, ma durano l'istante che li crea. poi non hanno alcun potere. penso che non uscirò mai più da questa bolla di nebbia. e pensarlo mi toglie il respiro. ansie che nutrono un'ansia esistenziale. sto bene. ma le mie giornate sono percorse da brividi di paura. disonesta elleoggi, un grande insegnamento: sbagliavo quando credevo di essere l'unica elle. nessuno è così solo da aver bisogno del tuo affetto, scema! credevi che qualcuno ti desiderasse!? magari soffrisse? per fortuna no. non ti soffre e non desidera te. desidera una donna. ora, lenta, scendi dal palcoscenico delle tue fantasie, dedicati ad amare, piuttosto, che convincere qualcuno ad amarti. lascia in pace la gente. smettila di ammansire sentimenti che devi ancora esplorare. le persone non sono cagnolini che aspettano il tuo ritorno. scema. come ti permetti di pretendere affetto? non sono un fioreio ci provo, a non prenderti in giro. ma tu non sei d'aiuto. io credo che tu soffra di dipendenza da me soltanto perché profumo. non sono un fiore! mal di terraeccomi tornata dall'isola d'elba, dopo una breve vacanza in barca a vela. non ho sofferto di mal di mare, ma ho un notevole mal di terra. soprattutto quando mi appoggio ad un tavolo (manovra che in barca era necessaria per non stramazzare per terra) e quando mi lavo la faccia o mi siedo sul cesso... sento la superficie terrestre ondeggiare calma sotto i piedi. allora penso che forse è il mio corpo ad ondeggiare, perché è abituato a compensare l'instabilità del pavimento. spero che sia solo una sensazione! finalmente ho preso un po' di colore e sembro una persona sana. la tosse è sparita il primo giorno. non ho studiato un tubo, ma ho imparato un po' di cose. ho una valigia carica di riflessioni. ogni momento, anche il viaggio di quattro ore in macchina, mi ha dato il pretesto per scervellarmi riguardo ai rapporti sociali. osservavo questo gruppo di amici chiacchierare e cantare e fare "giochi da viaggio" e pensavo... pensavo un sacco di cose stupide. mi facevo domande che non ci si dovrebbe porre, o si rischia di perdere il gusto per cose tanto belle e utili come le barzellette demenziali ed i pettegolezzi. si parlava anche di politica, musica, viaggi. e anche lì io mi chiedevo come ho fatto ad arrivare alla mia età così ignorante e paurosa di non sapere. prevedevo quattro giorni di imbarazzo e tensione. ovviamente non è andata così. ovviamente ma non troppo; in fondo è dipeso molto dalla compagnia se sono riuscita a vivere le giornate, invece di starle a guardare da dietro i capelli. le ragazze sono così meravigliose che mi stupivano ogni giorno. simpatiche e spassose ma anche adulte (anche per il loro bagaglio di esperienze; notevole per la nostra età), con gusto nel vestire, senza troppe paranoie per l'aspetto fisico, ma curate e belle,ognuna o modo suo. i ragazzi spassosissimi. una compagnia straordinaria. anche se verso la fine della vacanza hanno rivelato un pò troppo,e decisamente ognuno a modo suo, i loro egocentrismi... anche gli skipper si sono divertiti. a tratti li abbiamo esasperati con il nostro modo di assecondare l'esilarante e decisamente originale modo di parlare di elle e bg: il biginese. e poi un regalo di elle ha caratterizzato e caratterizza, immagino (posso solo immaginarlo perché io sono una New entry) il gruppo: l'usanza di battezzare ogni oggetto inanimato. guardavo elle e lo trovavo, come al solito, eccessivo, esuberante, fumettistico, nel suo modo di fare. sono sicura che molti lo vedono così. e pensavo che avere un ragazzo così in una compagnia di amici è il massimo! lui assicura un modo diverso di vedere un mucchio di cose. la sua autoironia invita tutti a lasciarsi andare. spesso si rende ridicolo e si rende speciale e unico nello stesso tempo. come fidanzato tutto questo mettersi in ridicolo può essere un po' fastidioso. elle, se vuole, sa essere virile... ma se non vuole!? come morosa ho tirato più volte il freno a mano affinché non mi uscisse una frecciatina. ma non ho dovuto fare troppi sforzi, in fondo è bastato mettermi in modalità AMICIZIA per vivere elle come lo vivevano gli altri e non creare attriti. l'ultimo giorno vacillavo. il fancazzismo dei ragazzi, proprio nel momento di maggiore lavoro, ha lasciato tutte noi con un po' di nervoso represso. chiedere ai maschi di aprire gli occhi davanti ai piccoli doveri del vivere insieme è troppo? qualcuna diceva: è anche inutile dire loro qualcosa... non ce la possono fare! ma io non so se essere d'accordo. insomma... insabbiare tutto sotto uno strato di compatimento mi sembra ingiusto. per noi. per loro. ad ogni modo. trovo che la vacanza sia durata il giusto. e si sia concluso nel migliore dei modi. ci siamo velocemente rassettati a casa della Vaice e poi siamo andati ad una festicciola, a casa di elle. eravamo tutti ondeggianti e cotti dal sole e già rimembravamo i momenti salienti degli ultimi giorni come se fosse passato un mese. in effetti, trovo che il cambio improvviso di ambientazione e il nostro aspetto diverso (eravamo abituati a vederci tutti spettinati e in costume) abbia velocizzato la nostra percezione del tempo. sembravano passati giorni, quando erano trascorse solo ore! ma sono già le otto di sera e credo che andrò a correre un pò. è la medicina necessaria ad una nostalgia tipo pubblicità della "costa crociere". ho un magone incastrato nella gola... VIA A VELAdomattina. domenica 27 luglio. partiva. una vacanza inaspettata che le sottraeva una settimana di lavoro. inaspettata e originale: quattro giorni in barca a vela. la barca era dello zio di una cara amica di elle. la compagnia, tutte facce familiari, era ancora da sperimentare. dodici persone su una barca. poteva succedere di tutto. e poi c'era da considerare l'eventuale mal di mare collettivo... partire rappresentava una piccola scommessa. avrebbe speso quel piccolo bottino raccolto in un mesetto di lavoro altalenante. un bottino che avrebbe dovuto ammortizzare le spese del nuovo anno scolastico. ma per un'esperienza potenzialmente unica... poteva essere sacrificato! andava. di domenica mattina. saliva in macchina con gli amici di elle. e là, a piombino, raccoglieva elle, che li aspettava per salire insieme in barca. elle. altri 5 giorni in stretto contatto. ecco, cosa la rendeva nervosa: elle entusiasta ed eccitato da quell'esperienza, che negli ultimi giorni mitizzava come un bambino le mitiche avventure degli uomini di mare. -io aiuterò lo skipper!-, -oddio... speriamo che ci sia vento!-, -devo portarmi dei vestiti da barca a vela, quelli che svolazzano!!-. santo cielo! e poi clara trovava elle un tantino insopportabile durante le uscite serali in compagnia degli amici di lui, almeno tanto quanto lo amava in privato. clara era felice di andare. clara era sollevata, perché avrebbe trascorso qualche giorno di ferie in compagnia di "suoi simili". così anche lei avrebbe potuto raccontare la sua vacanza da persona giovane. clara a volte soffriva perché, osservandosi con gli occhi degli altri ragazzi, si vedeva ridicola e sfigata. era nata tranquilla e riflessiva, osservatrice e troppo prudente per qualsiasi età. clara partiva. con una valigia fatta per caso e la tosse. pizza, brindisi e occhiaiela mia sessione di lavoro pre-ferie termina qui. questa mattina, alle 14.00. io e valeria ci auguriamo buone vacanze: lei in egitto (ma ieri sera le hanno rubato il portafogli con tutti i documenti) e io all'isola d'elba (ma saremo in 12 su una barca a vela!). la settimana è scivolata via veloce. ho lavorato con i baby (4-5-6 anni): tutt'un altro ritmo! che meraviglia. e poi lo staff era migliore. peccato per il colpo di scena: mercoledì sento una voce sospetta provenire dal cortile, mi affaccio e lo vedo. cesar. comparso misteriosamente dalle vacanze che diceva di meritare. m'è venuto un coccolone alla gola. accidenti. per fortuna lui ha lavorato fino ad ggi con i grandi e sono stati pochi i momenti di "contatto". il suo occhiolino ammiccante me lo sognerò di notte. che schifo. ho anche saputo che convive con una donna. per il resto, non poteva andare meglio. mi sono ufficialmente integrata mercoledì, quando abbiamo fatto una innocente uscita serale che si è protratta fino alle 3.00 di notte, nel bar in cui lavora oreste. eravamo 5 ragazze (fortunatamente cesar ha dato buca), dai ventuno ai quarant'anni. giovedì mattina io ero l'addetta all'apertura del centro estivo: sveglia alle 7.30. il clima d'intesa tra noi -ubriache di sonno- ha fatto scatenare una confidenza che anelavo da un bel pò. ed oggi salutarsi è stato spiacevole. mi sono affezionata anche ai bambini. l'ho afferrato stamattina. ci sono certi soggettini, in quel gruppo di 30 marmocchi, che non sarà facile scordare. casi problematici. casi spassosi. casi pacioccosi e dolcissimi. i bambini insegnano a vivere. e io, che sono stata bambina fino a poco tempo fa... perchè non mi ricordo più come si fa a divertirsi rotolando per terra? disegnando una casa. facendo la lotta. infilando perline. spuntando acqua dappertutto. ? buonanotte bestie, pizza e venezuelaniche settimana! durante la mattinata ho lavorato per cinque ore e mezza al C.U.S. cinque ore sfiancanti da morire. anche l'anno scorso ho lavorato a questo stesso centro estivo sportivo ma non lo ricordo così fiaccante! sono cambiate un po' di cose. soprattutto sono cambiate le persone e tutto il resto è venuto di conseguenza. lo staff dell'anno scorso era formato da professionisti di vari sport e istruttori ISEF con una certa esperienza. le regole erano regole. gli istruttori avevano sempre ragione e il bambino che sgarrava una volta difficilmente sgarrava una seconda. c'era un clima più disteso. e si lavorava un sacco PER I BAMBINI. io mi sono formata con questo stile di lavoro e quando, questa settimana, sono tornata in palestra m'è venuto spontaneo comportarmi come sapevo. sono durata tre/quattro ore poi mi sono vista costretta a seguire il ritmo dei nuovi animatori, che avevano già fatto gruppo e condiviso uno stile diverso, fatto di: lascia che faccia. può sembrare più semplice lavorare così ma no è vero! se fai capire ai bambini che dopo un pò che rompono ti arrendi... quelli ti massacrano! sono 73 bestie dai 7 ai 13 anni che se fanno gruppo e decidono di correre e urlare non ti lasciano scelta che correre e urlargli dietro! vigono anarchia e rassegnazione, soprattutto dalle 11.30 in poi, quando le bestioline hanno le pance piene. questo stanca da morire. perché il centro estivo prevede che i bambini provino, a rotazione, 4 sport al giorno. ma ci vuole disciplina per fare uno sport in 40 minuti!!! poi i maschi dai 10 ai 13 anni sono degli insicuri gradassi offensivi che picchiano e insultano tutto il tempo. ma non si può lavorare così! e la prossima settimana si ricomincia. per duecento eurini questo ed altro. ma adesso vengo all'ALTRO. al c.u.s. c'è sempre la pizza a merenda (che poi è un pranzo). a cena, con gli amici, si mangia sempre pizza. mangio solo pizza da una settimana... ho una pancia così! in piscina mi sono presa il mal di gola e non riesco più ad urlare. durante l'uscita al parco e quella in piscina un membro dello staff di circa 35/40 anni, venezuelano, ex giocatore di serie A di baseball ed attuale allenatore, mi ha fatto qualche simpatica avance. niente di strano perchè tra di noi scherziamo molto per passarci il tempo. ma... stamattina, mentre prendevamo le merende per i 73 bufaletti sudati, mi è capitato di essere incantonata nel magazzino. -te amo- -eh?!?- -ma va là!- -vieni qua- -dai, dobbiamo portare da mangiare alle bestie- ma sì, ma vieni un pò qua, linda, bela, te amo- -sei impazzito!!- ecco, come quelle scene dei cartoni animati dove il personaggio vede avvicinarsi le labbra protese di quell'altro, e si fa indietro col collo, col busto, col pensiero....! ecco. uguale. ma io non lo so...! ma cosa ho fatto per beccarmelo io questo qua! -a che ora smonti, bela?- 13.45- -hai freta dopo?- -eh, sì, molta fretta!- -te piasce el mcdonald?- -Cesar, ma io ho il moroso devo pranzare con lui!- -ah, ho capito, bela... sei arabiata?- -ma no, Cesar, non fa niente- (tanto la prossima settimana non ti vedo più, pappappero!) -va bene che te chiamo stasera ale sette? ci sei?- ma come?! come si dice in spagnolo: ho il ragazzo porca vacca! eppure voi signorini fate tutti così. quando vi si dice sono impegnata- rispondete: non sono geloso. lo troverete molto spassoso e originale. sarà! ma io ne ho collezionati decine di -non sono mica geloso-. e chissenefrega se tu non sei geloso... io non sono una troia (anche se non sono nemmeno una fan della monogamia). ad ogni modo... non si invita una ragazza al mcdonald. no. non si fa. DIEGO DIEmi abbraccia e mi dice: diego è morto per sempre, amore mio. ogni coppietta, dopo un periodo più o meno lungo di rodaggio, si lascia andare agli epiteti affettuosi con cui chiamarsi, riconoscersi, srufianarsi, a volte eccitarsi (penso a quelle persone che si scambiano paroline come -troia-, -stronzo-.. e lo trovano così benefico per il loro rapporto di coppia...). bene. elle, molto prima che decidessimo di mostrarci al pubblico come coppia, cominciò a chiamarmi -diego- che era il nome del cane di una sua amica. quello che nacque come un nomignolo fastidioso e fuori luogo, almeno per me, che dovevo portarlo appresso, acquisì col tempo una dignità di epiteto affettuoso, di cui dicevo prima. naturalmente questo non cambiò il fatto che -diego- come nome da ragazza, stridesse terribilmente e attirasse battute poco acute. lui mi chiamava diego. i suoi amici mi chiamavano diego. i suoi parenti mi chiamavano diego! come quando sua nonna mi chiamò diego nel bel mezzo di una cena di natale, scatenando risate folli che si strascinarono per tutta la serata. ricordo di un tavolo prenotato a nome di diego, da parte di persone che non avevo ancora mai visto. io ed elle ci siamo lasciati in febbraio e ci siamo riavvicinati in maggio. durante questi due/tre mesi le nostre comunicazioni si sono ridotte a frasi acide e arrabbiate. non c'era posto per diego. ed elle si è ricordato del mio vero nome. ancora adesso mi stupisco del suono della parola -linda- quando esce dalla sua bocca. la elle è masticata, come se fosse faticoso mandarla fuori. ma forse è solo un'impressione e col tempo non ci farò più caso. l'altra sera, al telefono, un suo amico, parlando di me con elle, mi ha chiamata diego. finita la telefonata, elle mi ha abbracciata ed ha detto: diego! pf! diego è morto per sempre, amore mio! lì per lì ho sorriso senza soffermarmi più di tanto su quello che mi aveva detto. ma adesso mi chiedo: cosa c'è dietro un nome? un nome è una definizione? è un'identità? se diego è morto, cosa è morto con lui? e mi sono ricordata di un giochino fatto tra me e me durante un pomeriggio annoiato e freddo. avevo elencato le mie otto "identità" con nome e caratteristiche salienti e le avevo pubblicate su questo blog. DIEGO diego ama e odia. e aspetta il ragazzo che l'ha creata, col nome di un cane, l'anima di una fanciulla e il corpo di una donna. ecco chi era diego. forse è vero che è morto. e c'è voluta la crisi di due persone per ucciderlo. e ne sono così felice... gelosiaalice doveva scegliere se mandare giù il magone o sputarglielo in faccia. forse così, mattia, costretto a ripulirsi da quella patina di risentimento, avrebbe deciso che c'era qualcosa di malato nel loro rapporto. e per lei sarebbe sopraggiunto il sollievo, doloroso, che non c'era un futuro inseme, per loro. per lei non c'era mai stato nient'altro che il passato, i trascorsi emozionanti di una conquista sentimentale un pò acerba e sfrontata. e sul passato, alice, aveva innestato questo presente, traballante come un creme caramel. il futuro era un pensiero giocoso, come quando era bambina e giocava a fare la moglie, la mamma di una bambolotto e ad uscire con amiche invisibili e civette. aveva provato, una volta , a dimenticare da qualche parte quella speranza di stabilità matrimoniale che qualche pubblicità di biscotti cercava di inculcarle. aveva resistito per due mesi poi aveva pensato l'amore di qua l'amore di là, frasi fatte e desiderio di braccia calde. ora lei e mattia tentavano nuovamente di stare vicini senza farsi male. ma era difficile. lei doveva impegnarsi a terminare ogni telefonata, mail, sms con un ti amo sintetico che la ripugnava. lui doveva cercare di ascoltarla, anche se parlava per un'ora senza acchiappare il filo di un pensiero. la gelosia era quasi un'abitudine per lei che si costringeva a mandarla giù. si immaginava mattia con un'altra ragazza e pensava potrei sopportarlo. la gelosia era uno spettro del passato per lui, che guardava alice con gli occhi di altri uomini e la vedeva bellissima e desiderabilissima anche se era una ragazza mediocre e un pò curva. paralizzato dal pensiero di lei sola, in un'altra città, si sentiva debole e appeso ad un filo. le scriveva una mail svelta: faccio questo e faccio quello, sarò via ancora per una settimana, tornerò e ripartirò ma se vuoi puoi venire con me e con i miei amici, ma non alla festa! a quella vorrei andarci con i miei compagni di università! e non al mare, lì vorrei andarci con i miei coinquilini. alice leggeva, stringeva i pugni e decideva di dover scegliere se mandare giù il magone o sputarglielo in faccia. forse così mattia, costretto a ripulirsi da quella patina di risentimento, avrebbe deciso che c'era qualcosa di malato nel loro rapporto. che non era giusto far funzionare un amore per forza, soprattutto a ventidue anni. EEEho acquistato una nuova creaturina. è bianca, è piccolina ed ha una forma rettangolare. credo che sia un acquisto intelligente perchè continua a soddisfarmi dopo giorni... no, non era un capriccio. avevo proprio bisogno di un computer. ed il mio EEE è costato solo 239 eurini puliti. devo ancora accenderlo... mi innervosisce la prospettiva di passare del tempo davanti al libretto delle istruzioni. e poi sul mio letto, c'è, aperto sull'ultima pagina letta, un libro nuovo che mi piace moltissimo. accenderò L'EEE con il mio amico ELLE, che da anni lavora con i computer, e magari imparerò qualcosa senza dover tradurre l'informatichese del libretto d'istruzioni. questo ELLE è entrato nella mia vita due anni fa, precisi precisi, come alterego dell'altro elle. grande e alto, presente e silenzioso, educato e riflessivo, completamente a digiuno di arte e letteratura ma dotato di quella buona dose di buon senso che può supplire a qualsiasi carenza culturale. senza contare che ha la sua cultura, ELLE! non volevo dire che non ce l'ha, ecco. ha una mentalità un pò scientifica... meglio dire tecnica? ma forse basterebbe dire che ha del buon senso. sì, forse basta a far capire a chi legge che ELLE non si fa tante seghe mentali. diagnostica la realtà in bianco e nero: senza troppe paranoiche fasce di grigio. mi piace, mi piace un sacco di lui. mi piace vuotare il sacco con lui, non riscontrare nessuna espressione sconvolta per il fiume di cazzate fuori luogo e sentire un suo scientifico parere sulla situazione. mi piace. passeggiare con lui mi svuota dal grigio come passeggiare con elio mi svuota dall'effimero. forse le rare volte che vedo quete persone faccio un minuscolo passo di crescita. ecco due ragazzi sui quali rimbalzano le mie critiche al genere maschile. eccoli qua. e non vi vedo mai... |
|
|